sabato 22 ottobre 2011

De Reditu Suo

"Io sono convinto che il tempo sia galantuomo e questo non è tempo di processi, non ci sono vinti e vincitori."
A quanto pare aveva ragione lui, ancora una volta. Quando il 25 marzo si congedava in un hotel da consulente chissà se Franco Baldini se lo immaginava un ritorno così, se lo sperava o magari lo sognava.
E ieri erano in tanti ad aspettare le sue parole, le prime ufficiali, da direttore generale della Roma.
C'era chi le aspettava perchè non vedeva l'ora di fare polemica, chi per curiosità perchè magari non aveva mai vissuto all'epoca quello che era il Baldini dirigente, per età o solamente perchè non si interessava di quello che c'era fuori dal campo.
C'era chi, invece, lo aspettava per sentirlo. Perchè quando Franco Baldini parla, non è mai banale, c'è sempre qualcosa da imparare. Perchè aspettava da troppo tempo che lui tornasse, come noi.
E quando dico noi, non uso un plurale maiestatis per darmi importanza. Dico noi per dire quelli come me, chi scrive su questo blog ma anche chi di solito lo legge, quelli che già sognavano quando molti dovevano ancora imparare a farlo, parafrasando quella canzone che a Franco piace tanto, perchè era stato lui a dirci dove dovevamo guardare per sognare.
De Reditu Suo.
Specifichiamo subito, vuol dire "Sul suo ritorno", è latino, prima che qualche genio che passa da queste parti, invece che leggere, si ferma sul titolo e cerca cifre.
De Reditu Suo, nell'accezione specifica del ritorno a casa, come l'opera di Rutilio Namaziano, come il νόστος (nostos) greco che raccontava il ritorno degli eroi a casa dopo la guerra di Troia.
E anche se lui dice di non sapere perchè è tornato, noi non ci crediamo. Forse ci illudiamo, romanticamente, che sia per amore, sarebbe l'unica spiegazione plausibile. Ma lui non è uno che compra i tifosi con dichiarazioni di questo tipo, non si dichiara tifoso e aggiunge anche che nessuno di quelli che con la Roma ci guadagna può considerarsi tale, perchè i tifosi sono altri. Dovrebbero stamparsele bene in testa queste parole tutti quelli che usano il tifo per la Roma per lavorare in radio o in tv, quelli che la usano per farsi pubblicità, per portare avanti battaglie politiche, per ottenere consensi elettorali, tutti quelli che di professione fanno i tifosi e che ci riempiono la testa di "io con la Roma nun ce magno". Dovrebbero ricordarselo anche quei giocatori che dell'essere tifosi ne hanno fatto un'arma in più, quando vanno a rinnovare i contratti, se li rinnovano.
"La Romanità è uno stato dell'anima, è una cosa che io non posso avere".
Eppure, a sentirlo parlare, è molto più romanista lui, che chi lo sbandiera da anni ogni giorno. E nell'umiltà di dire che non gli appartiene, gli appartiene ancora di più.

Mandato via da consulente di mercato, tornato da Direttore Generale. Baldini non cerca rivincite, eppure qua e là, qualche frecciatina a chi lo ha cacciato la tira, come quando tornando sulla ricapitalizzazione en passant dice che era lui a gestire anche quella situazione o come quando prende fortemente le distanze dalla parola "progetto" dicendo di non volerla più usare. Proprio quella parola che era tanto cara a Rosella Sensi e con la quale giustificava ogni cosa che accadeva alla Roma, in nome del "progetto" che ancora oggi dobbiamo capire qual era, anche se un'idea ce l'abbiamo...
Glielo hanno chiesto se cercava una rivincita contro chi lo ha portato a dimettersi prima che fosse cacciato (e lo ha detto ieri, che sarebbe accaduto da lì a poco) e lui ha detto di no, perchè le rivincite le cerca chi ha perso e lui invece nella precedente esperienza romana aveva ricevuto tanto in cambio, l'affetto dei tifosi.

Il primo punto esclamativo della conferenza stampa è per tutti quelli che scroccano biglietti omaggio in nome del "lei non sa chi sono io" tipicamente italico e che in Italia va tanto di moda in ogni campo, quelli alla ricerca di un'inquadratura da Sky vicino a quello che conta in tribuna, quelli che lo status se lo costruiscono a conoscenze, gli "amici degli amici", quelli che si costruiscono l'essere con l'apparire.
Tutto quello che altrove sarebbe normale noi lo dobbiamo vivere come una rivoluzione.
La rivoluzione della normalità.
Perchè a Roma deve venire Baldini con le sue rivoluzioni per cercare di far capire che se ad un giocatore viene chiesto solo di fare il giocatore è normale. Che si può parlare e discutere di tutto e di tutti senza dover essere messo all'indice e ricoperto di insulti.
Questa mattina, leggendo i resoconti della conferenza stampa c'è chi lo ha definito meno sognatore e più politico. Forse è solamente un sognatore che si è reso conto che quei sogni che qualche anno fa erano utopie adesso sono sogni che si possono realizzare. Evita di parlare di Moggi, dice che non vuole che le sue questioni personali entrino nella Roma, ma non evita di dire ancora una volta che il suo rapporto con la Roma si era esaurito nel momento in cui certe battaglie non erano più sostenute e non si sottrae nemmeno alle polemiche di Tuttosport, liquidato con una battuta. C'è anche chi non trovando un appiglio per fare polemiche sull'oggi guarda già alle polemiche sul futuro: la malafede è sempre un passo avanti.
Viene il dubbio che tanti di quelli che erano lì, quello che Baldini ha detto nemmeno lo abbiano ascoltato, troppo presi da cercare i titoli su Totti e De Rossi per capire che le cose importanti, quelle veramente da titolo, erano altrove, nei perchè della scelta di Luis Enrique, nel rivendicare le scelte dello staff, nel racconto della sua prima chiacchierata con Pallotta, nel raccontare la Romanità (e a qualcuno gli roderà non poco che a spiegare cosa vuol dire essere tifosi della Roma sia più bravo uno venuto dalla provincia Firenze che un romano), nella rivoluzione della normalità.

In questi giorni parlando di lui, tv e giornali lo chiamano "il direttore sportivo dello scudetto". Per noi non è così. Per me Franco è il direttore sportivo, anzi, è la Roma del dopo. Di quando le cose andavano meno bene, di quando c'era da mettere la faccia per mille battaglie, di un derby sospeso, dell'assunzione di responsabilità di colpe non sue, il volto pulito di un calcio malato. Troppo facile fare i protagonisti quando tutto va bene, molto più difficile farlo quando tutto va male.
"Ora vi prego: dimenticatevi di me." disse sempre quel giorno di 6 anni fa.
Impossibile. Perchè facendo una citazione a lui molto cara "C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò".
Adesso è cominciata l'ora di ricominciare a sognare e combattere e forse stavolta non saranno più mulini a vento, ma non è il nemico che conta, è il generale che è importante per vincere la battaglia.

Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse,
per giocare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

mercoledì 19 ottobre 2011

Viva la Roma che Ride

In queste prime 7 giornate di campionato ne sono successe un po' di tutte, sconfitte inaspettate, pareggi all'ultimo, sconfitta nel derby, vittorie sudate e un po' meno...
Ma c'è una cosa che ha di nuovo questa Roma da quanto visto negli ultimi anni. Il sorriso.
I giocatori della Roma sorridono. Sorridono quando segnano, sorridono quando esultano, sorridono prima della partita e qualcuno ci prova anche dopo quando le cose vanno male.
Sorridono negli spogliatoi e durante gli allenamenti. Sorridono quando li intervistano e fanno le conferenze stampa.
Questi nuovi giovani (e meno giovani) che sono arrivati, ridono. E non solo con la bocca, anche con gli occhi.
E questo contagia anche chi qui c'è da più tempo e sembrava aver perso il buonumore.
Nessun rimpianto per chi se n'è andato perchè non rideva più, per chi se n'è andato per tornare a casa e non ha mai sorriso, o per chi rideva e piangeva eccome per la Roma, eppure anche lui ha scelto diverse strade.
E non c'è un giocatore che va preso come simbolo. Osvaldo è arrivato tra i fischi idioti e le critiche di chi diceva che è costato troppo, ma lui segna e ride, ride e segna e se ne frega.
Bojan ha lasciato la squadra più forte del mondo, forse quella più forte di tutti i tempi, ma dice ad ogni intervista che ora è felice ed ha ritrovato il sorriso.
C'è Jose Angel ed il suo sorriso timido e stupito del bambino che scopre tutto nuovo.
Stekelenburg sorride nonostante gli abbiano quasi spaccato la testa ed è nel suo "mondo delle meraviglie".
C'è Heinze che è un duro ma sorride anche lui "vecchietto" tra i bambini terribili.
Kjaer questi giorni dicono che sia giù per l'errore al derby e sorrida poco, ma speriamo che torni a sorridere anche lui, liberato dal Wolsfburg e dalla pessima esperienza tedesca, perchè non deve essere una cazzata a condizionare un giocatore così giovane.
Ride il Mister ed anche il suo staff. Ride e fa ridere il capitano in conferenza stampa, quello che doveva essere secondo alcuni giornalisti emarginato e fuori dalla nuova Roma.
La Roma di adesso, nonostante tutto, sorride.
E a me piace così, perchè prima di tutto è un divertimento.

C'era una volta una bandiera

C'era una volta una bandiera.
Probabilmente nessuno racconterà mai una favola così ad un bambino e questa, forse non si può chiamare nemmeno favola. E', però, una storia.
C'era una volta una bandiera, dicevamo. Una bandiera fatta una sera, in una camera, in una casa qualsiasi di Roma. Era una bandiera normale, di quelle comprate al Roma Store: due colori con lo stemma in mezzo.
La bandiera, in una notte è stata trasformata, con modelli di lettere stampate, copiate, colorate con vernice bianca. Una ad una, pennellata dopo pennellata. E così, quella bandiera, da una normale bandiera della Roma è diventata qualcosa di più, un simbolo per me e per chi come me, di quella bandiera ha fatto qualcosa di più, un simbolo.
Era l'estate del 2004, la Roma stava vivendo uno dei suoi momenti di transizione, forse tra i più dolorosi a rivederlo con il senno di poi. Capello se ne era andato e con lui due degli acquisti simbolo dell'anno dello Scudetto. Un nuovo allenatore che se n'è andato prima di cominciare e tanta confusione intorno ad una società che stava indirizzandosi verso una nuova gestione, una faticosa ricapitalizzazione ed un veloce ridimensionamento.
Allo Stadio Flaminio era un caldo inizio di settembre e si celebrava il ritorno di Rudy Voeller. Attaccata ad una transenna la bandiera era lì. BRIGATA BALDINI.
La situazione è precipitata poi velocemente, gli allenatori si sono succeduti con altrettanta velocità e la società ha cambiato rotta, alleandosi con quelli che erano stati sempre i nemici, tra un pranzo in campidoglio, una stretta di mano e qualcuno di troppo che ha varcato i cancelli di Trigoria. La Roma non era più la Roma, quella che andava dritta per la sua strada, che reagiva, che non si sottometteva al volere dei padroni del calcio, che denunciava il marciume che era intorno. La Roma si era allineata pericolosamente, tradendo quello che i suoi tifosi hanno sempre a testa alta rivendicato: mai schiavi di nessuno.
E il 24 marzo del 2005, quando la primavera da poco era cominciata per la Roma cominciò invece un lungo inverno. Franco Baldini si dimise e le sue dimissioni vennero accettate. Quello che la piazza riteneva fino a poco tempo prima un presidente (Baldini presidente questo vuole la romana gente) venne liquidato come un consulente di mercato, messo alla porta come uno qualsiasi.
La bandiera tornò nell'armadio, in un cassetto piegata.
Chi l'ha fatta sapeva che non poteva finire così la storia di quella bandiera, che sarebbe tornata a sventolare. Ogni tanto apriva l'armadio, la guardava e pensava a quello che era la Roma. Quelle dimissioni, per lei, erano state come una retrocessione. Una retrocessione perchè la Roma non faceva più parte di quelli che sono indipendenti, di quelli che sono autonomi, non allineati e non sottomessi ai poteri forti del calcio. La Roma era diventata come gli altri, una squadra che piegava la testa, subiva e ringraziava anche. Non c'era più chi andava in sala stampa e ci metteva la faccia e sfidava quel sistema omertoso e mafioso che poco tempo dopo calciopoli avrebbe scoperchiato e sarebbe stato chiaro a tutti, anche a chi dava a Baldini del pazzo e del complottista. Ora c'erano solo i "signor sì" detti prima ad uno poi ad un altro dei nuovi padroni del calcio italiano.

Gennaio 2011. "Guarda cosa c'è qua?" Era la bandiera fatta trovare aperta sopra una sedia nella stessa camera in cui era stata fatta. La Roma era in veloce trasformazione, una nuova proprietà sarebbe presto arrivata e si vociferava che anche Baldini sarebbe tornato. "Pensa se torna...". Foto con la bandiera aperta, in onore dei vecchi tempi.

Luglio 2011: Le voci, sempre più insistenti del suo ritorno, diventarono nel corso dei mesi una certezza e la bandiera era sempre fuori, arrotolata sulla sua asta, pronta a sventolare di nuovo. E così accade, durante il ritiro della nuova Roma di Di Benedetto, di Luis Enrique, di Sabatini e di Franco Baldini.

Ottobre 2011. Franco Baldini arriva a Trigoria e domani parlerà di nuovo. E parlerà a Trigoria, non nella sala di un hotel. La bandiera domani sventolerà anche a Roma, finalmente. E torneremo a camminare a testa alta.

Bentornato a casa Franco. Bentornato a casa.

domenica 14 agosto 2011

... il carro dei vincitori parte ora.

15 Aprile 2011 - 15 Agosto 2011: sono passati 4 mesi si leggono/sentono ancora cosidetti "tifosi" frignare che non sono arrivati gli arabi.

RIDICOLO.

vedere gente frignare perchè gli americani stanno facendo quello che hanno annuciato il 15 aprile e non quello che ci si era autoconvinti sarebbe successo senza alcuna base reale, è ugualmente RIDICOLO e anche deprimente.

Voglio un portiere...
Voglio un attaccante...
Voglio il "Colpo"...
Voglio il "Nome"...

Voglio...

Voglio...

Voglio....

Pretendo il sole, la luna e le stelle, e anche una fettina di culo vicino all'osso, tagliata fina fina, ma non mi abbono perchè io so duro e puro, quindi io non devo fare niente per la Roma, è la Roma che deve fare tutto per me.

Tifoseria non solo in perenne sindrome mestruale, ma anche bulimica e sofferente di amnesie selettive e delusioni di grandeur, che vive nel suo piccolo mondo chiuso nel GRA secondo il quale noi siamo la più forte squadra del mondo, tutto ci è dovuto, meta ambitissima di tutti i più grandi giocatori del mondo.
Per cui giocatori come BOJAN che a 20 anni ha vinto più lui della Roma in 80 e passa anni di storia, è uno sconosciuto, che deve da dimostrà...

Io mi dissocio da questa tifoseria.
Il carro dei vincitori parte ora, io mi metto comoda nella mia solitudine, insieme a quelle poche persone dotate di pensieri propri e non indotti.

A voi che volete, a voi che oggi frignate, non vi ci voglio sul carro dei vincitori quando le cose cominceranno a girare. Perchè lo faranno: non in due giorni o due mesi, ma lo faranno, e ci sarà da divertirsi.

Se non avete la pazienza di aspettare, come dicono gli americani, STFU&GTFO. (*)


(*)

martedì 19 luglio 2011

Allacciare le cinture di sicurezza...

( Modena Roma, 18/04/2004 )

T'ho atteso, tanto.

"Sono andato via perché dopo quello che ho detto su Moggi non aveva più senso restare in Italia, né c'erano più le condizioni di lavoro. "


2647 giorni.

87 mesi.

7 anni.

"Ho vissuto e lavorato in Spagna e in Inghilterra, dove il calcio è una cosa seria, ma diverte."

7 anni possono sembrar pochi, a me sono sembrati interminabili.

"mi sono detto che avevo tre possibilità: andare via, starci dentro in maniera conformista, accettare e provare a cambiare"

Ora finalmente, sei tornato.

"Si ama e si smette di amare. Io quel calcio non l'amavo più, non ci riuscivo."

Non mi bastava l'ufficialità annunciata nel giorno del battesimo di questa Roma-pupetta come i tanti ragazzetti che ci stai portando.
Non erano sufficienti quelle dichiarazioni carbonare strappate in un androne. Eccoti qui, ufficialmente a parlare di nuovo, con il tuo garbo, con la tua cultura, e con la consapevolezza che qualunque cosa dirai, smuoverà le acque.
E di acqua e disinfettante ce ne vorrà per togliere tutte le incrostazioni di questa casa nobile e cadente da ristrutturare.

"La Roma deve prendere possesso di sé. Non sarà tutto facile, né tutto presto".

Intanto mi godo le prime code di paglia bruciate, le citazioni shakespeariane, il garbo con cui ti accingi a cercare di portare la normalità, come l'hai chiamata tu.

"Normalità significa questo: non dare sempre colpa agli altri, non cercare giustificazioni, non crearsi alibi".


Ma in una città di cortigiani, lacchè, megafoni, e una miriade di personaggi piccoli piccoli che hanno avuto campo lilbero per quasi 20 anni, normalità significa toccare interessi, rendite di posizione, scoperchiare sepolcri imbiancati e provocare mal di pancia, e tu, questo, lo sai benissimo.

"Voglio fare le cose, non annunciarle, né parlarne. So che Roma è caotica, disordinata, selvaggia, che mi faranno pagare tutto. "

Ci proveranno. Ma hanno sempre fatto l'errore di scambiare la tua educazione per debolezza, il tuo stile pacato per remissività. E, nel farlo, ti hanno sottovalutato.

"Si può lavorare sui propri difetti, non credere che tutto sia inevitabile. Non c'è nulla di non dignitoso nella sconfitta, ma c'è nel non accettarla. "

Cosa avrei dato per essere una mosca sul muro durante le tue conversazioni con Walter Sabatini, a progettare "rivoluzioni culturali" e la Roma che verrà?

"Me lo sento, il viaggio a Roma sarà pericoloso."

Ma non sarai solo in questo viaggio.

giovedì 14 luglio 2011

Wellcome & Bienvenidos

Aria nuova a Trigoria oggi.
Aria fresca. Tutto quel bianco della location creata per questa attesissima conferenza stampa sembrava volerlo sottolineare.
Nel caldo afoso, insopportabile di Roma a Trigoria oggi sembrava soffiare una fresca brezza, quella delle novità, nel nuovo che arriva da oltre oceano per dare una nuova vita a questa Roma.
E se i francesi il 14 luglio di oltre 200 anni fa i francesi presero la Bastiglia, oggi gli americani e gli spagnoli si sono appropriati di Trigoria, con buona pace di tutti quelli che hanno sempre remato contro, in nome della romanità, ma non la romanità quella bella, di cui andare fieri, la romanità quella peggiore, quella delle poltrone a richiesta, degli inciuci, dei favori, degli imbucati, dell'usare la Roma come un mezzo e non come la finalità degli interventi.
Oggi è nata una nuova Roma, la Roma che guarda verso il futuro, che vuole essere al passo con il calcio del 2000, che si scrolla di dosso una gestione da agriturismo. Una Roma che parla al futuro, dove il Presiente parla di quello che vorrà fare, di quello che si dovrà fare, non di quello che è stato fatto (dal padre).

Di Benedetto ci chiede pazienza, parla della Roma come di un bambino piccolo che amiamo e che dobbiamo avere la pazienza di veder crescere, di accettare i suoi errori che può fare, ma di stargli vicino. Come si può non farlo? Come si può non dare almeno il beneficio del dubbio e aspettare di vedere questo bambino come cresce?
Oggi, 14 luglio, c'è già chi si lamenta di qualcosa o di qualcuno. Certo, non tutto può essere perfetto, non tutto ci può soddisfarre in toto, ma non è questo il momento di criticare.
Oggi c'è chi si lamenta che non vede i top player a Trigoria, chi dice che prendiamo solo scarti, seconde scelte o bambini. Chissà, magari sono gli stessi che in 7000 l'anno scorso erano al Flaminio a salutare quell'ex giocatore di Adriano. Ed erano pure contenti.

Luis Enrique non promette vittorie, ma impegno e bel calcio. Per qualcuno, forse, sarà poco, per me, dopo quanto visto negli ultimi 2 anni, sarebbe tantissimo.
Chiunque oggi arriva e promette qualcosa in termini di risultati è solo qualcuno che sta prendendo per il culo tutti.
"Se la palla ce l'abbiamo noi, l'avversario soffre"
Sembra tanto banale quanto una verità assoluta il dictat del mister asturiano che ha l'imperativo numero uno nel far divertire la gente con il bel calcio.

Diamogli fiducia, allora, a questo "bambino", a questa giovane Roma, con i suoi giovani calciatori ed il suo giovane allenatore.
Per una volta, dimostriamoci noi tifosi grandi e non facciamo i bambini che puntano i piedi e fanno i capricci se la mamma non gli compra il giocattolo nuovo.
Oggi potrebbe essere l'inizio di una nuova storia per questa Roma, vogliamo vederla crescere o distruggerla prima di nascere con i soliti isterismi di questa piazza?

venerdì 17 giugno 2011

17/06/2001 - 17/06/2011

10 anni fa a quest'ora ero allo stadio da un paio...
Era una calda domenica di giugno. Calda in tutti i sensi.
Qualsiasi cosa si può dire oggi di quel giorno sarebbe solo retorico e sarebbe solo qualcosa che da 10 anni penso ogni volta che arriva questa data.
Quel giorno è stato probabilmente il giorno più bello per ogni romanista nell'era moderna, un orgasmo collettivo durato giorni e giorni dove la gente non smetteva più di festeggiare, come se volesse recuperare tutto il tempo passato, perchè da troppo tempo erano solo bocconi amari da mandare giù.

Oggi, dopo tanti altri bocconi amari, di altro tipo se vogliamo, in un studio legale di Roma si stanno riunendo quelli che la nuova Roma dovranno costruirla, nella speranza che una data non diventi per tutti un motivo di festa per sempre, ma che con questa se ne possano ricordare tante altre o che almeno ci diano la speranza di sognare che sia così.
Oggi è un altro tassello per la Roma che verrà e mi piace pensare che non sia un caso che questa riunione è stata fissata proprio per oggi, 17 giugno 2011.
Sarà solo un caso? Chissà... A noi romantici piace pensare di no, lasciateci questa illusione...

.... Flashback...

Ma quel 17 giugno non sarebbe stato quello che è stato senza le ore di fila per prendere un biglietto e per qualcuno anche la nottata, senza le tante ore di attesa dentro lo stadio, senza la notte prima tra lucciole e cori all'obelisco, senza le persone che erano lì, senza tutto quello che è successo prima e tutto quello che è successo dopo... Poi passa il tempo e dopo 10 anni ti ritrovi che tante di quelle persone non le senti più, con alcune hai proprio tagliato i ponti da tempo, altre sono diventate amicizie occasionali e poi ci sono loro, quelli che da 10 anni ci sono sempre come allora e pure di più. Ma quel 17 giugno è di tutti ed è stato così perchè c'erano tutti ed ognuno ha contribuito a rendere qualcosa di quel 17 giugno un giorno perfetto così com'è stato.

sabato 11 giugno 2011

Mentre aspetto che ritorni - Dove eravamo rimasti?

Mentre aspetto il tuo ritorno
Metto in ordine le idee
Non so davvero in quale fortunato giorno
Da quella porta spunterai

Era il 25 marzo 2005.
Più di 6 anni fa.
Franco Baldini si dimette e lascia la Roma. Pochi giorni prima lo aveva praticamente già fatto partecipando ad una trasmissione televisiva dove attaccava il sistema calcio al quale ormai Rosella Sensi si era allineata e che lui, invece, aveva sempre attaccato.
Si dimette da "collaboratore di mercato" come lo chiamerà la Roma, a lui che negli ultimi anni era stato l'unico a metterci la faccia, innanzi tutto con i tifosi, l'unico a combattere quelle battaglie che ti fanno tanto sentire fiero di essere romanista contro tutto quel sistema che da lì a poco si sarebbe sgretolato. Ma ormai era impossibile convivere con chi con quegli stessi personaggi che lui combatteva ci andava a pranzo insieme e li chiamava amici.
Lui che romano non era, incarnava alla perfezione quello che i romanisti volevano, ci metteva la faccia, faceva da scudo su tutto, liquidato come un collaboratore di mercato, senza nemmeno la possibilità di fare una conferenza stampa di saluti a Trigoria.

Sono qui che ti aspetto
Perché ho voglia di vincere

10 giugno 2011.
Ieri.
Walter Sabatini si presenta a Trigoria in conferenza stampa. E parla.
Dici, è scontato, se no che ci va a fare uno in conferenza stampa? E invece no. E' un fatto eccezionale. A Roma non accadeva da anni che qualcuno della società parlasse, ma parlasse dicendo qualcosa.
Sabatini parla, parla tanto e dice tanto, su tutto, senza peli sulla lingua, senza evitare nessun argomento, anche quelli scomodi, senza giri di parole, ma con tanto garbo e con quelle parole capaci di risvegliare nei tifosi, da troppi anni delusi, l'entusiasmo. Non con chissà che, semplicemente parlando e dicendo la verità, dicendo le cose come stanno, che dalle parti di Trigoria non succedeva da anni e sembra chissà che.
Lo dice lui stesso, lo sa, ai tifosi basta avere chiarezza. La vogliono, la desiderano, vogliono togliersi da quella nuvola di incertezza che li circonda.
Ma non è solo questo, è quel nome, ripetuto più volte: Franco Baldini. Non ancora ufficiale, ma di fatto ufficializzato da Sabatini ieri. Lui c'è, non parla ancora, non si espone, ma c'è. E' lì che plasma la Roma, di nuovo.

Testardo io
Che quella fede non l’ho persa mai
Accetterò da te qualunque verità

E domani?
Franco Baldini si sentiva, ieri, nelle parole di Sabatini. Non era lì, ma c'era. Nelle parole, nelle idee, nei progetti (anche se questa parola non piace al nuovo DS), nell'idea di calcio, nella voglia di fare qualcosa di nuovo. E non c'è modo migliore di tagliare tutti i ponti con il passato che ricominciare da lì, riavvolgere il nastro e tornare a quando c'era solo lui che si opponeva all'entrata di Moggi a Trigoria, che non voleva Del Neri e tutto quello che voleva dire.
E adesso non ci resta che aspettare, finalmente, il ritorno di Franco Baldini, ufficialmente, a Roma, alla Roma.
Per ricominciare con orgoglio e dignità e con la garanzia di chi, a Roma, c'ha sempre messo più che la faccia.
Per ricominciare con la fiducia incondizionata anche sulle scelte più rischiose, come quella di Luis Enrinque, e sulle scommesse che ci saranno, perchè sicuramente dietro a tutto questo c'è un'idea concreta, perchè non è un progetto (parola troppo usata in passato per non dire niente) vuoto, perchè solo chi fa può sbagliare (anche se abbiamo visto fino a poco tempo fa riuscire a sbagliare anche chi non faceva nulla).

È sempre viva questa nostalgia di te
Ovunque sei mi manchi..

ancora per poco.....

domenica 29 maggio 2011

La costruzione di una squadra

In un Clasico di un paio di anni fa, dopo che il Real aveva comprato Cristiano Ronaldo, Kaka, Benzema ecc al Camp Nou viene esposto uno striscione che diceva più o meno così: "Voi comprate i giocatori, noi li facciamo".
Ieri sera, nella finale di Champions League erano solo 4 i giocatori che non erano nati nella cantera del Barça: Dani Alves, Mascherano, Abidal e Villa. Uno in più dei normali 3 della formazione tipo del Barça.
La squadra campione d'Europa, di Spagna, quella che da anni gioca il miglior calcio in assoluto è costata circa 120mln di euro. 20 per Abidal, 20 per Mascherano, 40 Dani Alves e 40 Villa, più o meno.
Il resto tutto dalla Cantera, le giovanili.

In questi giorni a Roma si parla tanto di mercato e di giovani. E sono tutti in febricitante attesa del nome, del colpo. Tutti che si aspettano i campioni. Tutti smaniosi.
Nemmeno dopo ieri i tifosi capiscono che per vincere, innanzi tutto, bisogna creare le squadre, non comprare i giocatori, che certo, servono, ma se non hai una base dietro forte, se non hai una società che sa andare a cercare i suoi giovani fenomeni non servono i campioni fini a se stessi.
Lo stesso Manchester, arrivato in finale di Champions per la seconda volta in 3 anni, persa solo perchè davanti hanno sempre trovato degli extraterrestri, la fortuna del suo ciclo vincente che dura da anni lo ha fatto su un gruppo di giovanissimi calciatori che si è costruito in casa e che ancora oggi c'è qualcuno che porta in campo come l'eterno Giggs, come Scholes, ragazzi nati e cresciuti nel Manchester, come ce ne sono stati tanti altri che hanno fatto le fortune di questa squadra per anni. Come ce ne sono altri, andati a prendere giovanissimi in giro per il mondo e per l'Inghilterra quando erano ragazzotti di belle speranze o anche solo perfetti sconosciuti.

La fretta non ha mai fatto bene a nessuna squadra di calcio. Nessuno ha mai aperto un ciclo vincente volendo vincere subito, soprattutto se dietro c'è il nulla come c'è adesso nella Roma. Il Manchester del genio Ferguson, prima di vincere il primo campionato, ha aspettato 4 anni prima di vincere il primo trofeo e 6 prima di vincere il primo campionato.
Poi però di campionati ne ha vinti 12, 5 FA Cup, 4 Carling Cup, 9 Community Shield, 2 Champions League, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Uefa e 2 coppa Intercontinentale / Mondiale per club.
Chissà se dopo i primi anni senza successi lo avessero mandato via, avessero mandato a puttane il loro progetto cosa ne sarebbe stato dello United.
Chissà se il Barcellona non spendesse ogni anno circa 15 mln di euro (il costo di un discreto giocatore) per il mantenimento del suo settore giovanili, se gente come Xavi, Iniesta, Puyol, Valdes, Pedro, Messi oggi giocavano nel Barcellona.

Le maglie celebrative della 4° Champions del Barcellona dice "Il calcio ti restituisce quello che gli dai".
E noi, al calcio, cosa gli stiamo dando???

lunedì 16 maggio 2011

uno sguardo al passato, uno al futuro

a luglio, dissi che temevo fortemente che questa stagione sarebbe stata come quella dei 5 allenatori. troppe cose simili, a partire dal vuoto societario.
rispetto a quell'anno siamo andati un turno in più avanti in CL, ma non abbiamo raggiunto la finale di coppa italia (tanto pure se l'avessimo raggiunta...), come quell'anno abbiamo avuto una stagione disastrosa dei nostri portieri (provando tutti quelli che potevamo, ci manca solo pigliacelli ), abbiamo avuto giovani di primavera esordire, abbiamo avuto il capitano di turno perdere la testa e lasciarci nella merda perchè espulso nelle ultime giornate, abbiamo avuto una serie di infortuni assurdi (anzi, quest'anno pure peggio con un crociato e varie ossa rotte a partire da JS a finire (spero) con brighi), abbiamo visto pippe immonde che ma tanto non giocherà mai, giocare.

Solo la mediocrità dell'attuale campionato italiano ci ha permesso di essere stati fino a 90' fa a lottare per un posto CL, mentre quell'anno rischiammo seriamente di fare la fine della samp.

Dopo un anno del genere, con l'allenatore giusto che porti la cultura del lavoro, serietà e soprattutto un po di normalità, non potremo che rinascere.

Capisco che roda a tutti, ma francamente vivere sempre incazzati con il mondo fa male alla salute: questo incubo (che per qualcuno dura da 7 anni) s'è chiuso oggi, cominciamo a guardare avanti con fiducia...

giovedì 5 maggio 2011

Dal "2 fisso" allo "Scansamose"

Dal "2 fisso" allo "Scansamose"
Ovvero, cronaca di quasi 10 anni di "etica sportiva".

Correva l'anno 2002.
5 maggio 2002 per l'esattezza. Domenica.
A Roma era una bella giornata di sole ed era l'ultima giornata di campionato.
C'era l'Inter contro la Lazio, prima in classifica, prossima a vincere uno scudetto dopo oltre 10 anni.
C'era la Juve seconda in classifica che giocava a Udine.
E poi c'era la Roma, terza in classifica che giocava contro il Torino.
Tutte in pochissimi punti. Inter 69 punti, Juventus 68 punti, Roma 67 punti.
E all'Olimpico tutto il pubblico era per loro, laziali compresi, con le bandiere interiste, con gli striscioni "2 fisso" e simili. Troppa la paura che la Roma, vincendo a Torino, potesse vincere il secondo scudetto consecutivo.
Quindi, da buoni "tifosi" che cosa fanno i laziali? Tifano Inter.
Sì, i laziali, proprio loro, quelli che parlano di etica dello sport, di moralità, di legalità, dei giusti valori del calcio e giustizia sportiva.

La Juve va presto in vantaggio contro l'Udinese e porta la partita fino alla fine senza troppi sforzi.
Anche la Roma, con qualche difficoltà in più, riesce a vincere la sua partita, 1-0 gol di Cassano su pallonetto a metà del secondo tempo su assist di Montella.

E cosa succede all'Olimpico? Una lazio fischiata dal proprio pubblico perchè si permette di giocare, non regala la partita all'Inter.
Vieri, ex laziale, porta l'Inter in vantaggio. Il ceco Poborsky però non ci stà. Pareggia sia al gol di Vieri che al successivo di Di Biagio, facendo finire il primo tempo 2-2 ed esultando polemicamente verso i propri tifosi.
Sarà un ex interista, Simeone, a segnare nel secondo tempo il gol del vantaggio della Lazio e Simone Inzaghi poi a decretare l'inaspettato 4-2 finale che sancisce il dramma interista che finisce 3° in classifica e la rabbia laziale, per la gioia della Juve che vince il campionato.

Il Ceco Poborsky, colpevole di aver fatto il suo dovere, scappò la notte e non tornò più a Roma, come disse lui qualche anno dopo "ho fatto solo il mio dovere, giocare bene non può essere una colpa, io giocavo per la Lazio.".

Anni dopo, sempre con lo spettro di veder vincere la Roma, la i tifosi della Lazio ripeto la pagliacciata, andando a tifare allo stadio per i propri avversari. "Scansamose" e "Oh nooo" ai gol segnati dagli avversari i tormentoni della partita.
Questa volta una squadra che stava lottando per non andare in B, fatta da giocatori con molta meno personalità di quella del 2002, accontentò i suoi tifosi che poi si complimentarono con loro per la "prestazione" e l'Inter vinse.

Era poco più di un anno fa.
Adesso il presidente della Lazio, il suo allenatore, i loro giocatori sbraitano incazzandosi perchè, a loro avviso, questo campionato non è regolare perchè loro subiscono torti arbitrali e altri no (poi le statistiche dicono altro, ma facciamo finta di niente...) e invocano la lealtà sportiva, richiedono a gran voce interventi per garantire la regolarità, e annunciano task force...
Loro, quelli che sono stati coinvolti in tutti gli scandali calcistici italiani, fanno la morale.
Ah beh...

domenica 1 maggio 2011

240 milioni... di cazzate!

Questi giorni si fanno molte chiacchiere su delle cifre che in realtà nessuno sa, perchè nessuno conosce ancora realmente i piani di chi deve venire.
Però c'è già chi in base al nulla, comincia a criticare.
40 milioni per il mercato sono pochi, dicono.

Considerando che sono 6 anni che se non vendi non compri nessuno, nemmeno Loria che è arrivato dando via la metà di Galloppa (così, per ricordare i colpi di genio dell'ancora attuale dirigenza), oggi gli stessi che per 6 anni hanno fatto scena muta davanti allo scempio che si è consumato a Trigoria, dove invece che comprare calciatori, si pagavano gli amici degli amici cifre indecenti per fare i giardinieri a Trigoria (bei risultati con quei campi...), una famiglia intera stipendiata, gli impicci con il marchio e con il centro sportivo...

Ma su questi segreti di pulcinella, tutti si vedevano bene di parlare, ora, invece c'hanno da ridire su un'ipotetico budget di 40 mln di euro. E' poco.

Se per i precedenti 6 anni qualcuno avesse speso 40 mln oggi avevamo una squadra tra le prime in Europa.

Invece ci ritroviamo con chi deve entrare che dovrà pagare il mercato dell'anno scorso (leggi Borriello) e tutti i debiti fatti da una gestione ridicola, che chiamarla da agriturismo è offensivo verso tutti quelli che con gli agriturismi ci mandano avanti una famiglia.
6 anni per 40 milioni all'anno sono 240 milioni. Sempre meno delle cazzate che sparano i soliti noti...

domenica 17 aprile 2011

1,2,3... 5!

E' facile.
1,2,3.
A quanti anni un bambino impara a contare fino a 3?
Presto di solito...

3. Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa Italia.
3.

"Quello che conta sono i risultati. E’ vero che da quando sono presidente la Lazio è arrivata sotto la Roma, ma è anche vero che la Roma non ha vinto Coppa Italia e Supercoppa. Il calcio non è come le bocce, non conta chi ci va più vicino" Disse oggi Lotito.

Bene, quello che conta sono i risultati.
Quindi guardiamo i risultati.
Lo dice lui, la Lazio è sempre arrivata sotto la Roma. Quindi almeno questo dato di fatto lo diamo per certo.

Ma che dice dopo il presidente della Lazio? La Roma non ha vinto coppa Italia e Supercoppa?
E quelle del 2007 cosa erano? E la Coppa Italia del 2008 me la sono sognata io?

Il calcio non sarà come le bocce che conta chi ci va più vicino, ma non è nemmeno una gara a chi dice la stronzata più grossa, altrimenti Lotito era primo vincente per distacco.

Lotito sa contare fino a 2, contando i suoi trofei. Al 3° della Roma non ci arriva.
Figuriamoci, allora se arriva a 5 come i derby persi...

Kleenex o Tempo?

Quale marca preferisce chi piange?
I Kleneex o i Tempo?
Certo, Lotito è uno che guarda al risparmio ed allora forse prenderà da Auchan i pacchi da 20 de "Il meno caro"...
Un pianto allunga la classifica.
E così tra una Task Force e l'altra a furia di piangere si diventa anche ciechi e così il fuorigioco netto del 2-1 che riporta avanti la Lazio quando era nettamente di difficoltà guarda caso il guardalinee non lo vede.
Eppure la linea dell'area piccola era proprio lì, ad aiutare anche il più sbadato guardalinee, ma il nostro eroe bandierinato non ci ha fatto caso. Avrà pianto anche lui in settimana? Oppure nel dubbio, per non dover sentire i piagnistei latinisti di Lotito ha preferito far finta di nulla?

Come mai Reja che aveva tanta paura della fortuna della Roma, che era sempre così attento a tutte le situazioni delle nostre partite, oggi non dice nulla della sua di fortuna e sul rigore scandaloso dato al Palermo?

Chissà...

sabato 16 aprile 2011

And Now...... The deal is done!

Così questa notte ci ha detto Mr Di Benedetto.
1093 giorni dopo Soros, la Roma è americana, finalmente libera.

The deal is done.
Sinceramente, questa notte non ho parole.
Quando aspetti tanto qualcosa, poi non sai più che dire, perchè è tutto confuso, sfumato, incredibile.

The deal is done.
Voglio solo in questo momento rivolgere un pensiero a tante persone che in questi anni hanno sofferto per questa Roma con me: agli amici della Chat, del Forum, di Facebook e sopratutto agli amici di sempre, quelli delle telefonate interminabili, delle sere passate a discutere sulle nostre fantasie, quelli dei progetti che assomigliavano di più ai sogni, quelli del "se io e te fossimo i presidenti..." quelli che ci sono sempre stati quando c'era da piangere, non posso non ricordarli ora che c'è da sorridere.

The deal is done.
E vaffanculo a tutto il resto.

Ah e per i Sensi...

lunedì 4 aprile 2011

Non può finire così...

Te ne hanno dette di tutte in questi tuoi 7 anni qua, Philippe.
Anche chi dice che ti ha amato, come ha potuto ti ha preso per il culo, per i tatuaggi, per i capelli biondi, perchè ogni tanto sei pazzo, perchè sei poco macho, perchè fai qualche cazzata di troppo.
Però sei entrato nel cuore della gente, più di tanti altri giocatori che qua sono nati e cresciuti.
Perchè hai mandato affanculo Nedved, hai zittito la nord al derby, perchè eri sempre il primo a festeggiare un gol dei compagni, perchè ormai parli romano con quell'accento vagamente francese, per le lacrime dopo la Samp quando nemmeno giocavi.
Perchè nel bene o nel male, non ti si può mai dire che non ce l'hai messa tutta, a volte c'hai messo anche troppo.
Non può finire così, con una sconfitta nata proprio quando tu sei uscito.
Non puoi uscire per l'ultima volta dall'Olimpico infortunato, dopo che hai provato a giocare anche con i legamenti rotti, alla faccia di tutti quelli che ti davano della femminuccia, che magari per una caviglia slogata fanno gli invalidi per un mese.

Non può finire così Philippe, ma se così dovesse essere, in bocca al lupo Rugantì...

martedì 29 marzo 2011

E tu come dormi stanotte?

Tu, tifoso romanista, che sogni finalmente una Roma competitiva, che sogni campioni, che sogni una società seria, che sogni qualcuno che ti faccia rispettare, come dormi stanotte?

Tu, tifoso romanista, che attendi dietro ad un monitor qualche notizia, che consumi il tasto F5 sperando in chissà quale notizia, come dormi stanotte (se dormi)?

Tu, tifoso romanista, che per anni hai difeso la famiglia Sensi anche davanti alle evidenze delle colpe, mistificando la realtà e che speri che tutto vada male solo per aver ragione, come dormi stanotte?

Tu, tifoso romanista, che sono 18 anni che aspetti "il giorno decisivo" che non arriva mai, che ogni volta che sembra quello giusto accade qualcosa, che hai sempre combattuto la tua battaglia, spesso solitaria, come dormi stanotte?

Tu, che "Soros non esiste", tu che "tutte voci per destabilizzarci", tu che poi sarai il primo a dire che "l'avevi detto" come dormi stanotte?

Tu, laziale, che in quanto tale vivi solo per la Roma, che vivi in un perenne conflitto di inferiorità anche quando stai sopra in classifica solo per il tuo essere laziale, come dormi stanotte?

Tu, giornalista prezzolato, che hai leccato il culo al padrone ed ora cerchi il nuovo per fare lo stesso, che hai raccontato bugie solo per compiacimento, come dormi stanotte?

Tu, conduttore radiofonico, che segui solo la voce del padrone, diviso tra il cercare un altro carro su cui saltare e il continuare la battaglia solo per dire "io l'avevo detto" sperando il meglio solo per te, come dormi stanotte?

Tu, americano con la faccia paffuta, venuto qua in una mattina di marzo che stai per farti carico dei sogni di tanta gente che ha tante speranze, tanti timori, tanta paura per le troppe volte che tutto è svanito come una bolla di sapone al tocco di un bambino, come dormi stanotte (secondo me, tra jet lege e volo già dormi)?

Tu, dentro a Villa Pacelli, che hai tenuto in ostaggio una tifoseria per anni con la tua ingordigia, che hai buttato al cesso i sogni dei tifosi per incompetenza, che ti sei nascosta dietro le menzogne dell'amore per interesse, che hai venduto prima di tutto la nostra dignità, come dormi stanotte?

Dedicato a chi, stanotte, non dorme.
E che già tante notti non ha dormito.
E che tante notti ha sognato...

sabato 26 marzo 2011

La fabbrica delle illusioni

Da qualche giorno "Il Romanista" (tra virgolette non solo perchè nome del quotidiano, ma anche perchè è romanista per modo di dire) ha cominciato una campagna stampa un po' diversa dal solito. Nomi altisonanti ogni giorno di possibili acquisti, giocatori dichiarati assolutamente incedibili dalla proprietà... Buffon, Sanchez, Bale, Pastore, Drogba... Tra qualche giorno arriveremo a Messi e Cristiano Ronaldo.
E' cominciata la fabbrica delle illusioni del tifoso romanista.
Non si può fare una lista di 8 nomi dicendo che la proprietà li reputa incedibili quando con tutta probabilità un paio di quelli sono destinati a cambiare aria.
Non si può ogni giorno sparare più in alto su chi verrà comprato, nemmeno stesse per venire l'Emiro di Abu Dhabi in società con la famiglia reale Saudita e il Sultano del Brunei.
Le cose sono due: o si mente sapendo di farlo oppure si è del tutto ignoranti di quello che si sta parlando.
Chi prenderà la Roma erediterà tutti i problemi di questa gestione che nel corso del tempo sono stati ben bene nascosti dalla stampa amica, dai buchi nel bilancio alla totale ricostruzione di una società allo sbando.
Ci sono giocatori che lasceranno la Roma per colpa dell'attuale proprietà e qualcuno non aspetta altro che dare la colpa delle prossime dipartite a chi verrà.
Anzi, c'è già chi ha cominciato un processo alle intenzioni.

Ci sono certi giornalisti, conduttori radiofonici, opinionisti che invece che far crescere il tifoso romanista medio, come certi dittatori, fanno di tutto per continuare a mantenerli nella loro ignoranza, perchè così come un bel branco di pecore li seguono meglio.

Cavalcare l'onda delle suggestioni di calciomercato è facile, spiegare alla gente che la Roma va innanzi tutto ricostruita dal fondo, no.
Bisogna spiegare che c'è un settore giovanile da potenziare e sviluppare, perchè il futuro di una società si basa su quello, non solo per i giocatori che arrivano in prima squadra, ma anche per tutti gli altri che servono nelle operazioni di mercato.
Bisogna dire che c'è una rete di osservatori in giro per il mondo da costruire, per arrivare prima degli altri sui giocatori, non quando costano 50mln.

Bisogna dire che chi verrà dovrà prima di tutto ripianare i buchi della precedente gestione, che i discorsi dello "scudetto del bilancio" erano tutte stronzate.
Bisogna dire che ci sono giocatori attualmente in rosa che per continuare ad essere tali li dovrà pagare chi viene.

Invece si fa credere alla gente che chi verrà comprerà Buffon, Drogba, Cristiano Ronaldo, Fabregas, Gerrard, Bale, Sanchez...
Così poi da poter dire "ecco, vedete, questi so una sola" c'avevamo ragione noi...
E mi raccomando, tutti i coglioni a dargli ragione...

lunedì 21 marzo 2011

201: Verso l'infinito e oltre...

Correva l'anno 2004. 20 dicembre.
Roma-Parma. Gol numero 107. Centosettevoltesoloconte. Freccia a sinistra e Pruzzo, storico capocannoniere in serie a, superato.

75 mesi, 2 infortuni gravi, 5 allenatori, dopo.
Stessa squadra.

Correva l'anno 2011. 20 marzo.
Fiorentina-Roma. Gol numero 200 (e poi 201).
Più del vento potè Francesco Totti.
A Firenze non aveva mai segnato ma ha voluto salure così i goliardici toscani che non lo hanno mai risparmiato di insulti e non solo... Forse gli altri 8 gol ricevuti all'Olimpico hanno fatto male...
Ha violato il Franchi con una doppietta, perchè le cose o si fanno per bene o per niente, e se non fosse stato per qualcuno che in difesa si ricorda di essere campione ad intermittenza, sarebbero stati anche 3 punti, ma sorvoliamo.

Benvenuto nel club, ristrettissimo, dei bicentenari. 6 in totale con il nuovo entrato.

Ed ora via, verso altri record, perchè dopo averne raggiunto uno, ce n'è subito un altro da raggiungere...
Solo Piola sembra irraggiungibile, per tutto il resto, c'è Francesco Totti, quello che ogni anno viene dato per finito.
Poveri stupidi...

giovedì 17 marzo 2011

Tots som Abidal

Tutte le parole che si possono scrivere sono solo retorica.
"La partita più importante della vita" "La battaglia più dura".
Noi vogliamo fare solo tanti, tanti in bocca al lupo a questo ragazzo, che oggi non è un calciatore, ma una delle tante persone che da un giorno all'altro si vedono la vita stravolta dalla scoperta di una terribile malattia.
Tots som Abidal, dicono i tifosi del Barça e lo diciamo anche noi.
Siamo tutti Abidal.
Nella speranza che presto ci possiamo trovare nuovamente difronte su un campo di calcio, magari come in quel Lione-Roma di qualche anno fa...
Visca Abidal! Courage Eric!

domenica 13 marzo 2011

Sono cose che capitano.

Sono cose che capitano. Sono cose da capitano.
Passato presente e futuro. Capitano.

E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.

Ti hanno detto di tutto capitano.
Che sei vecchio, che sei finito, che sei il male della Roma, che tutti i problemi cominciano da te, che bisogna fare largo ai giovani, che per colpa tua non vengono i giocatori forti, che guadagni troppo, che te ne freghi, che dovresti fare solo le pubblicità.

E tu, Capitano, che fai?
Zitto, incassi.

Usciamo dalla Champions e tu non giochi.
Insulti a tutti. Dopo pochi giorni c'è il derby.
E tu, Capitnao, che fai?
Giochi, segni.
Non uno due gol.
Come mai avevi fatto in un derby.

Perché è finito, ovviamente.

Totti logora chi non ce l'ha, dicevano tempo fa.
Ora Totti logora anche chi ce l'ha, dopo che per 18 anni si è beato delle sue magie e che da lui vorrebbe sempre di più di quello che da, che se fa una prestazione normale dicono che non la struscia.

Totti Totti Totti Totti. Totti Totti Totti Gol!

E vabbè, tifiamo solo la maglia.
Se è quella numero 10 è pure meglio.

E così 5 derby si seguito sono stati vinti, eppure non doveva essere così, visto che i laziali dicevano che con Totti in campo erano favoriti.
Vabbè, alla fine sono cose che capitano.
Anche che Francesco Laser Totti accechi Muslera due volte.
Meglio di un cavaliere di Jedi con il suo destro a mo di spada laser.

Lazià, perdere un derby… sono cose che capitano… certo a te capita spesso.
Sono cose da Capitano. Capisco, per te è una cosa difficile da comprendere, avere un capitano.

Un Capitano, c'è solo un capitano.

Since 1993. Ma cosa ne sai tu, lazià, di cosa vuol dire.
Ed io lo so, che a te povero piccolo laziale, ti rode il culo più per la doppietta di Totti che per la partita persa. Ma anche queste, sono cose che capitano.

Sì, sono cose che capitano.
2-0. Totti Totti. E tanti saluti.

L'importante è crederci

Prima...
MUSLERA: "Vogliamo regalare la vittoria ai nostri tifosi"
LOTITO: "Chi meglio tra Zarate e Totti? Zarate è un campione"
HERNANES: "Voglio una domenica meravigliosa, e l'importante è che qualcuno di noi riesca a fare la differenza, non importa chi"
FLOCCARI: "E' l'ora del riscatto"
ZARATE: "Voglio spedire la Roma a meno 8"
BIAVA: "Dobbiamo fermare la striscia negativa nel derby, dobbiamo vincere contro la Roma"
REJA: "Ho la sensazione che questa volta tocchi alla Lazio vincere il derby"
LAZIALE MEDIO: "Meno male che gioca, con lui in campo vinceremo"
CURVA NORD: "Bravo Franceschino t'è rimasto da fa solo l'arrotino"
PINO INSEGNO: "Non ce n'è per nessuno, stavolta vinciamo noi!"

Dopo...
FRANCESCO TOTTI: "Fare gol da romano e romanista verace è una doppia soddisfazione"

sabato 12 marzo 2011

Soros non esiste

"La cordata tedesca? C’è un precedente: quando il mio studio assisteva Soros, allo scadere della trattativa arrivò la voce di una cordata araba." Avv. Tonucci.
Ce l'hanno detto per anni le voci del padrone.
Soros non esiste.
Strano che un avvocato così dentro alle questioni societarie della Roma si sbilanci così su un fantasma...

venerdì 11 marzo 2011

中田 英寿

10 anni fa Hidetoshi Nakata entrando dalla panchina cambiò il volto di un paio di partite che alla fine si rivelarono determinanti per la vittoria dello scudetto.
Un personaggio particolare Hidetoshi. Sembrava dover essere come altri calciatori dagli occhi a mandorla che lo avevano preceduto solamente un'operazione commerciale. Finì per diventare fondamentale per quello scudetto che non portò mai sul petto, venduto a fine stagione per tanti soldi.
Dopo la Roma ha girato un po' in Italia e non solo, per poi ritirarsi a nemmeno 30 anni e girare il mondo con uno zaino in spalla, solamente perchè si era annoiato e voleva conosce cose nuove.

Oggi il paese di Hide è stato messo in ginocchio da una serie di catastrofi incredibili. E ricordando lui, uno degli eroi di quel 2001, vogliamo dedicare un pensiero al popolo giapponese.

頑張れ 日本 - Buona fortuna Giappone!

mercoledì 9 marzo 2011

Pensieri Sparsi ZeroNove ZeroTre DueZeroUnoUno

Pensiero N° 1 - Professionisti o Tifosi?
Bisogna mettersi d'accordo su cosa vogliamo.
Vogliamo giocatori tifosi che se provocati si comportano come il 99% dei tifosi e reagiscono o seri professionisti?
Perchè se vogliamo i giocatori tifosi quello che ha fatto De Rossi ieri dovrebbe far felici tutti, visto che ha avuto una reazione da tifoso.
Se vogliamo giocatori professionisti che non si lasciano coinvolgere emotivamente, poi però non chiamiamoli mercenari.
Ci deve essere un po' di coerenza, come sempre.

Pensiero N° 2 - Babbo Natale
Quando una mattina di Natale ti accorgi che Babbo Natale non esiste e che i regali te li hanno portati i tuoi genitori ci resti male, molto male. Ti crollano le certezze che a quell'età hai: se non vai a dormire i regali non arrivano, Babbo Natale ti porta quello che vuoi perchè gli scrivi le letterine e per avere i regali devi essere buono perchè questa entità superiore ti giudica.
Ok la botta è brutta, ma poi passa.
Quanto di accorgi che nella Roma non funziona nulla, così, all'improvviso ci rimani male.
Però, così come i giocattoli te li hanno sempre portati i genitori, allo stesso modo alla Roma sono anni che non funziona un cazzo, solo che alcuni non lo sapevano, facevano finta di non saperlo o volevano credere il contrario.

Pensiero N°3 - Castello di Sabbia
Quello che stiamo vedendo adesso non è nè più nè meno che la conseguenza di tutto quello che c'è stato negli ultimi anni, il vuoto cosmico dietro una squadra che si reggeva su se stessa. Un castello di sabbia che ha avuto la fortuna di non trovare quasi mai onde troppo forti da raggiungerlo, o che lo hanno solo sfiorato. Adesso il mare si è ingrossato e sta scivolando via piano piano.
Inutile incazzarsi adesso, bisognava pensarci prima, quando invece che mettere le conchiglie sulle mura bisognava pensare a come fare per non far arrivare l'acqua o costruirlo direttamente più in là, per non dire che bisognava evitare di farlo di sabbia in riva al mare, ma non chiediamo troppo...


Pensiero N°4 - Le giuste valutazioni
Il 6 giugno 2000 meno di 15.000 persone erano all'Olimpico ad accogliere Gabriel Omar Batistuta, il Re Leone.
10 anni e 3 giorni dopo, il 9 giugno 2010 7.000 persone erano al Flaminio ad accogliere Adriano, il Re Ubriacone.
Non si può dire ad agosto "Borriello come Batistuta" "Burdisso meglio di Samuel" "Menez il nuovo Zidane" e poi a marzo buttare tutti nel cesso.
Se a giugno dicevi che Adriano era un ex giocatore da 6 anni ti beccavi del laziale, se andava bene, perchè c'era chi già se lo immaginava in versione "diventa verde" per dirla alla Caressa.
Se facevi notare che Borriello e Burdisso erano scarti rispettivamente di Milan ed Inter non capivi nulla di calcio.

Mediamente Isterici

Non capisco quelli che si sono incazzati ieri sera. Non sono incazzata, ma nemmeno scioccata ne triste ne delusa.

La qualificazione l'abbiamo persa in ogni caso all'andata con una condotta scriteriata, e miracoli non me ne aspettavo e non ne son venuti; d'altra parte questo gruppo, in questi ultimi 5 anni, di cose miracolose ne ha fatte già tante, non ultima arrivare a lottare per lo scudetto per ben due volte. Ed è proprio lo stesso gruppo di giocatori: 8/11 di quelli che erano in campo ieri, erano in campo a Lione, vorrà pur dir qualcosa?

Io guardo ai piccoli miglioramenti: siamo scesi in campo con il giusto atteggiamento, non abbiamo perso la testa (a parte DDR) anche sotto di un gol e di un uomo, anzi abbiamo continuato a spingere ed arrivare a procurarci un rigore, squadra sempre corta e che occupava decentemente gli spazi, non ne abbiamo presi 5 come le altre volte che siamo rimasti in 10, abbiamo finalmente cominciato a mostrare un barlume di gioco e di organizzazione, cosa che non era successo in nessuna delle precedenti uscite della Roma montelliana.

Piccoli miglioramenti, ma pur sempre miglioramenti.

Se solo i tifosi della Roma fossero meno uterini e isterici: siamo in un anno di transizione, la stagione è si persa, ma non da oggi, da settembre. Ora abbiamo le macerie da rimuovere (e la rescissione di Adriano è un primo grosso macigno), e fondamenta da controllare, prima di poter ricostruire. Ma abbiamo anche cambiamenti in corso con i nuovi proprietari alla porta, da buone a ottime prospettive per il futuro e una vera e propria rivoluzione sotto ogni aspetto in arrivo. Cosa ci sia da essere isterici oggi, io proprio non lo so.

Ma sarò poco romanista dentro...

Evita

Scritto nel novembre del 2008 e purtroppo ancora attuale.


L'accento mettetelo voi, dove vi fa più piacere....


Oh what a circus, oh what a show
...
She had her moments, she had some style
The best show in town was the crowd
Outside the Casa Rosada crying, "Eva Peron"
But that's all gone now
As soon as the smoke from the funeral clears
We're all gonna see and how, she did nothing for years
...
But the star has gone, the glamour's worn thin
That's a pretty bad state for a state to be in
Instead of government we had a stage
Instead of ideas, a prima donna's rage
Instead of help we were given a crowd
She didn't say much, but she said it loud
Sing you fools, but you got it wrong
Enjoy your prayers because you haven't got long


Le luci di quanto accaduto in questi anni, le vittorie meritate che sono arrivate grazie al lavoro miracoloso di un gruppo di ragazzi guidati da un tecnico sopra la media, hanno distolto l'attenzione dal nulla che si stava creando dietro.
L'impossibile è stato fatto passare per normalità e con il luccichio dei trofei (piccoli, poco importanti ma per noi tutto vale tantissimo) ha abbagliato e distolto la vista dal vuoto che cresceva alle nostre spalle.
La pesca miracolosa non ci ha fatto vedere che la dispensa era vuota. E quando il miracolo non si è ripetuto, ci siamo svegliati affamati e senza cibo.


I don't expect my love affairs to last for long
Never fool myself that my dreams will come true
Being used to trouble I anticipate it
But all the same I hate it, wouldn't you?
....
Time and time again I've said that I don't care
That I'm immune to gloom,
that I'm hard through and through
But every time it matters all my words desert me
So anyone can hurt me, and they do
....
Call in three months time and I'll be fine, I know
Well maybe not that fine, but I'll survive anyhow
I won't recall the names
and places of each sad occasion
But that's no consolation here and now.


Sconfitta dopo sconfitta. Una arriva dietro l'altra e alla fine ti dici che ti ci abitui, che non fa nemmeno più male. Eppure ogni colpo arriva diretto, nonostante quelli precedenti da quanti nei hai presi non te li ricordi nemmeno tutti. Ma l'abitudine non ce la fai mai e dire che la nostra storia è questa non consola, anzi aumenta la rabbia, perchè la storia sei passato a tanto così da poterla cambiare.


Such a shame she wandered into our enclosure
How unfortunate this person has forced us to be blunt
No we wouldn't mind seeing her at Harrod's
But behind the jewelry counter, not in front
...
That isn't funny
Peron is a fool, breaking every taboo
Installing a girl in the army H.Q.
And she's an actress, the last straw
Her only good parts are between her thighs
She should stare at the ceiling, not reach for the skies
Or she could be his last whore
The evidence suggests
She has other interests

If it's her who's using him
He's exceptionally dim
...
We have allowed ourselves to slip
We have completely lost our grip
We have declined to an all-time low
Tarts have become the set to know



Quando una persona fuori luogo si trova a guidare qualcosa più grande di lei in un mondo che non le compete, prima o poi le carenze vengono fuori, soprattutto se questa persona si contorna di persone che fanno sempre "sì" con la testa per non essere contraddette e che usa la Roma, una "cosa" per la quale c'è anche gente che ci piange e che ci investe sentimenti prima che ogni altra cosa, come il suo giocattolino privato e come l'ancora di salvezza per i suoi problemi facendoli scontare a tutti. Coi sentimenti della gente non si gioca.

There again we could be foolish not to quit while we're ahead

I was stuck in the right place at the perfect time
Filled a gap, I was lucky
But one thing I'll say for me
Noone else can fill it like I can


Ha avuto l'occasione di farsi da parte, ma il volere sempre di più l'ha portata a non avere nulla. Ma tanto nulla è importante a parte se stessa e fare gli interessi propri e non importa se bisogna prendere per il culo quelli che credendo di sostenere la propria squadra non fanno altro che pagare i debiti di famiglia.

But on the other hand, she's all they have
She's a diamond in their dull gray lives
And that's the hardest kind of stone
It usually survives
And when you think about it, can you recall
The last time they loved anyone at all?
She's not a bauble you can brush aside
...
She's the one who's kept you where you are


E che ci sia gente che continua a farlo, a prendersi l'acqua, il freddo, le incazzature, i pugni allo stomaco solo per un amore, per questo "diamante" che ora sembra solo un brutto pezzo di bigiotteria maltrattato a lei non interessa, anzi lo sa bene e continua ad approfittarsene.
Perchè disfarsi di un così redditizio diamante? Che le importa se c'è gente che ci piange dietro se a lei la cosa rende.

Tell me before I waltz out of your life
Before turning my back on the past
Forgive my impertinent behavior
But how long do you think this pantomime can last?
Tell me before I ride off in the sunset
There's one thing I never got clear
How can you claim you're our savior
...
Tell me before I seek worthier pastures
And thereby restore self-esteem
How can you be so short-sighted
To look never further than this week or next week
To have no impossible dream?

Per quanto ancora dovremmo sopportare di essere presi per il culo, da chi si nasconde dietro parole retoriche di amore e di onore, per poi essere la prima persona a calpestarlo facendo tutto l'opposto di quello che dovrebbe fare chi questa squadra la ama?


Where do we go from here?
This isn't where we intended to be
We had it all, you believed in me
I believed in you
Certainties disappear
What do we do for our dream to survive?
How do we keep all our passions alive,
As we used to do?
Deep in my heart I'm concealing
Things that I'm longing to say
Scared to confess what I'm feeling
Frightened you'll slip away


Eppure, nonostante tutto questo, le umiliazioni sul campo, le umiliazioni fuori, la gente che calpesta impunita la nostra dignità, siamo sempre qui, a chiederci perchè, a sognare e ad amare, nonostate tutto. E a chiederci e a dirci di continuare così. E a chiedere se non amore, almeno rispetto.
Perchè possono cambiare gli obietti, possono non arrivare le vittorie, possiamo perdere, retrocedere, ma non possiamo permettere che vengano calpestati i nostri valori e nemmeno che chi dovrebbe innanzi tutto difenderli sia la persona che per prima si allea con amici che non fanno altro che insultarci ed umiliarci, non sul campo ma fuori che è 1000 volte peggio.

The actress hasn't learned the lines you'd like to hear
...
The choice was mine, and mine completely
I could have any prize that I desired
I could burn with the splendor of the brightest fire
Or else, or else I could choose time

...
I saw the lights, and I was on my way
And how I lived, how they shone
But how soon the lights were gone


E adesso, le luci che ci hanno abbagliato e non ci hanno fatto vedere quello che si nascondeva dietro ad una coppa si stanno spegnendo, perchè i miracoli non sempre si ripetono.
E adesso tutte le colpe, gli errori, le carenze vengono alla luce e ci travolgono come un treno in corsa e fanno male.
Rimaniamo forse un po' sopresi e fatichiamo ad abituarci a vedere una classifica al contrario.
E forse, adesso a luci spente, qualcuno sarebbe il caso che invece che rimanere in silenzio, facesse sentire la sua voce ammettendo le proprie responsabilità invece che scaricarle sui propri dipendenti.

E non ti chiedo di non piangere per noi, tanto so che questo pericolo non c'è, ma se dovesse accadere che a dicembre non je la fai, nemmeno noi piangeremo per te.

lunedì 7 marzo 2011

Scoiattoli e Tacchini

L'analisi al termine di una partita è la prova per il Coach e il suo team. E’ necessario ricordarsi che il Capo vince o perde sempre assieme alla sua squadra. Sono numerosi i Coach e i manager che attribuiscono una sconfitta alla scarsa concentrazione dei giocatori o alla loro negligenza sul campo. Dimenticando che nella sconfitta la responsabilità appartiene a chi è deputato a condurli.
Un Coach che rispetti se stesso e i suoi uomini non dovrà mai pronunciare frasi come "Con questi giocatori è impossibile centrare gli obiettivi", "Non hanno seguito le regole". 
Sono patetici quando dicono: "Io ve l'avevo detto di fare così". Ma il massimo sono quelli che: "Ho vinto, abbiamo pareggiato, hanno perso".
E’ facile chiamarsi fuori nelle difficoltà e assumersi i meriti dei risultati. Anche nella vita è così è così. Davanti alla vittoria, sono tutti condottieri.
Non c'è l'umiltà di dire: "Ho sbagliato, scusatemi, non vi ho trasmesso il messaggio giusto, forse ho difettato nella comunicazione e non vi ho spinti abbastanza, non vi ho aiutati a essere squadra. Non ho percepito il disagio, non ho combattuto l'indifferenza".
Se i giocatori in campo non eseguono la partitura, la responsabilità è del Capo, perchè i suoi compiti sono allenare, addestrare, preparare, istruire. E se non viene ascoltato la colpa è solo sua.

2008 - Giampaolo Montali 
Scoiattoli e Tacchini - Come vincere in azienda con il gioco di squadra  

grazie a Dielle per la segnalazione

venerdì 4 marzo 2011

Mercenari, Mercenari!

"La nostra fede non va tradita, mercenari mercenari"
Ok. Chi sono i mercenari?
Wikipedia ci viene in aiuto con questa definizione.

"Un mercenario è un militare (uomo o donna) che a scopo di lucro compie azioni militari per conto di un privato, una società o di uno stato, secondo un contratto prestabilito ed accettato consensualmente. La particolarità del mercenario è che un libero contratto stabilisce i suoi doveri verso il committente, al contrario dei soldati di leva obbligatoria, che sono forzati a combattere per lo stato, o dei volontari che combattono per i propri ideali."

Ora, volendo rapportare questo discorso ai calciatori, possiamo dire che un calciatore mercenario è uno che a scopo di lucro concede le sue prestazioni sportive ad una società calcistica secondo un contratto prestabiliti ed accettato consensualmente. La particolarità del calciatore mercenario è che un libero contratto stabilisce i suoi doveri (mettiamoci codice comportamentale, diritti d'immagine, partecipazioni ad eventi societari, ritiri, tournée all'estero...) verso la propria società e fino a qui tutto torna.
Ora la parte che mi lascia perplessa è la seconda... se questi sono i calciatori mercenari i calciatori di leva, quelli che sono forzati a giocare per la propria squadra o quelli che lo fanno volontariamente per la propria fede, dove sono? Chi sono?

Secondo la definizione di mercenario, se vogliamo applicare questo appellativo, TUTTI i calciatori sono mercenari (che vuol dire che si prestano per soldi), perchè tutti vengono profumatamente pagati per fare il loro lavoro, anche quelli che giocano nelle serie minori.
Anzi, traslando ancora di più il termine, tutti i lavoratori sono mercenari.

E poi, alla fine, fatemi capire...
Ma se un calciatore è indegno in quanto mercenario, ma quelli degni, chi sono?

giovedì 3 marzo 2011

And the Winner is...

Philippe Mexes!
A lui questo 2011 con tutta probabilità consegnerà il premio speciale romanista "Infame dell'anno".
Eh già, perchè è dal 2004 che ogni anno ci deve essere uno (o più, se va bene) infame.
Designato, marchiato, stabilito da tutto quel codazzo di cantori compiacenti di questa proprietà, quella che quando non sa come fare a tenere un giocatore o a giustificarne la cessione chiama gli amici e da l'ok per cominciare a sparare. De Rossi li ha definiti "papponi", ma forse più che papponi sono proprio loro le puttane che per soldi e favori lanciano campagne stampa a comando.
E così ci vuole un'attimo ed il gioco è fatto. Ci sono passati tutti quelli che se ne sono andati. Possibile che tutti siano infami, mercenari e bastardi?
Possibile che basta rifugiarsi dietro il "Va dove ti porta il soldo" per azzerare lo spirito critico e il libero pensare dei tifosi?
Possibile che bastano le frasi fatte?
Ma qua si sa, o è bianco o è nero.
O con noi o contro di noi.
Non ci sono ragionamenti, non ci si ferma a considerare le situazioni.
Mexes oggi (come tanti altri ieri) se se ne va è un lurido mercenario, uno che ha versato false lacrime, uno che ha preso per il culo la gente, perchè non si discute solo il presente, ma anche il futuro ed il passato, quindi tutto viene riletto, tutto viene rivisto, si decontestualizza, si toglie e si cancella.
Però mai che queste voci osano giudicare l'operato di una società che nel corso degli anni ha perso calciatori nel pieno della loro maturazione calcistica perchè non poteva più mantenerli ed ha deciso che semplicemente, dovevano essere loro gli infami, anche quando gli era stato detto "Mi dispiace, ma non possiamo rinnovarti il contratto, ti cediamo" pretendendo, anche di decidere dove dovesse andare il giocatore e facendo passare un suo rifiuto come un nuovo sgarbo. Venduti per soldi o per favori personali: in ogni caso senza nessun vantaggio per la Roma ed i suoi tifosi.
Basta buttare fumo negli occhi per far incattivire le masse verso un nuovo nemico e non far rendere conto al popolo di chi era che li stava tenendo "schiavi" almeno mentalmente, secondo quel bel principio che una bugia, ripetuta all'infinito, diventa per i più una verità, perchè lo dicono tutti.
E la storia ciclicamente si è ripetuta, anno dopo anno.
Oggi tocca a lui, domani, chissà... Speriamo che qualcuno metta fine a questo scempio continuo.

martedì 1 marzo 2011

Chi Non Siamo

Non siamo quelli che insultano i giocatori per eliminare le proprie frustrazioni esistenziali.
Non siamo quelli che parlano per slogan.
Non siamo quelli che ripetono a pappagallo quello che dicono le radio.
Non siamo quelli che fischiano i giocatori che escono in barella.
Non siamo quelli che "indegni" "mercenari" "bastardi" "solo la maglia" quando si perde.
Non siamo quelli che si arrampicano per prendere le maglie dei calciatori per poi rivenderle su ebay.
Non siamo quelli che insultano chi allo stadio tifa per la Roma perchè bisogna stare zitti.
Non siamo quelli che tifano la Roma per i propri interessi.
Non siamo quelli che entrano allo stadio con i biglietti omaggio.
Non siamo quelli che entrano dentro Trigoria a loro piacimento.
Non siamo quelli che avranno ai propri funerali le rappresentanze della società.
Non siamo quelli che pensano che la curva sia una proprietà privata dove o la pensi come la massa o non ci puoi stare e se ci stai devi stare in silenzio.
Non siamo quelli che se non usano le mani e le offese non sanno come relazionarsi con il mondo.
Non siamo quelli che vogliono una Roma che rimanga nella mediocrità perchè abbiamo paura di crescere.
Non siamo quelli che hanno paura di una società seria per paura di perdere i propri privilegi.
Non siamo quelli che vanno allo stadio e ci portano dentro la politica.
Non siamo quelli che vanno allo stadio per vendere il merchandising.

Siamo quelli che tifano la Roma e non noi stessi
Siamo quelli che pensano con la propria testa e per questo qualcuno dice che non siamo tifosi.
Perchè non siamo quelli che o tifi come noi oppure non sei tifoso, ma sicuramente siamo contenti di non essere come voi, perchè noi siamo liberi veramente e non a parole.