martedì 19 luglio 2011

Allacciare le cinture di sicurezza...

( Modena Roma, 18/04/2004 )

T'ho atteso, tanto.

"Sono andato via perché dopo quello che ho detto su Moggi non aveva più senso restare in Italia, né c'erano più le condizioni di lavoro. "


2647 giorni.

87 mesi.

7 anni.

"Ho vissuto e lavorato in Spagna e in Inghilterra, dove il calcio è una cosa seria, ma diverte."

7 anni possono sembrar pochi, a me sono sembrati interminabili.

"mi sono detto che avevo tre possibilità: andare via, starci dentro in maniera conformista, accettare e provare a cambiare"

Ora finalmente, sei tornato.

"Si ama e si smette di amare. Io quel calcio non l'amavo più, non ci riuscivo."

Non mi bastava l'ufficialità annunciata nel giorno del battesimo di questa Roma-pupetta come i tanti ragazzetti che ci stai portando.
Non erano sufficienti quelle dichiarazioni carbonare strappate in un androne. Eccoti qui, ufficialmente a parlare di nuovo, con il tuo garbo, con la tua cultura, e con la consapevolezza che qualunque cosa dirai, smuoverà le acque.
E di acqua e disinfettante ce ne vorrà per togliere tutte le incrostazioni di questa casa nobile e cadente da ristrutturare.

"La Roma deve prendere possesso di sé. Non sarà tutto facile, né tutto presto".

Intanto mi godo le prime code di paglia bruciate, le citazioni shakespeariane, il garbo con cui ti accingi a cercare di portare la normalità, come l'hai chiamata tu.

"Normalità significa questo: non dare sempre colpa agli altri, non cercare giustificazioni, non crearsi alibi".


Ma in una città di cortigiani, lacchè, megafoni, e una miriade di personaggi piccoli piccoli che hanno avuto campo lilbero per quasi 20 anni, normalità significa toccare interessi, rendite di posizione, scoperchiare sepolcri imbiancati e provocare mal di pancia, e tu, questo, lo sai benissimo.

"Voglio fare le cose, non annunciarle, né parlarne. So che Roma è caotica, disordinata, selvaggia, che mi faranno pagare tutto. "

Ci proveranno. Ma hanno sempre fatto l'errore di scambiare la tua educazione per debolezza, il tuo stile pacato per remissività. E, nel farlo, ti hanno sottovalutato.

"Si può lavorare sui propri difetti, non credere che tutto sia inevitabile. Non c'è nulla di non dignitoso nella sconfitta, ma c'è nel non accettarla. "

Cosa avrei dato per essere una mosca sul muro durante le tue conversazioni con Walter Sabatini, a progettare "rivoluzioni culturali" e la Roma che verrà?

"Me lo sento, il viaggio a Roma sarà pericoloso."

Ma non sarai solo in questo viaggio.

giovedì 14 luglio 2011

Wellcome & Bienvenidos

Aria nuova a Trigoria oggi.
Aria fresca. Tutto quel bianco della location creata per questa attesissima conferenza stampa sembrava volerlo sottolineare.
Nel caldo afoso, insopportabile di Roma a Trigoria oggi sembrava soffiare una fresca brezza, quella delle novità, nel nuovo che arriva da oltre oceano per dare una nuova vita a questa Roma.
E se i francesi il 14 luglio di oltre 200 anni fa i francesi presero la Bastiglia, oggi gli americani e gli spagnoli si sono appropriati di Trigoria, con buona pace di tutti quelli che hanno sempre remato contro, in nome della romanità, ma non la romanità quella bella, di cui andare fieri, la romanità quella peggiore, quella delle poltrone a richiesta, degli inciuci, dei favori, degli imbucati, dell'usare la Roma come un mezzo e non come la finalità degli interventi.
Oggi è nata una nuova Roma, la Roma che guarda verso il futuro, che vuole essere al passo con il calcio del 2000, che si scrolla di dosso una gestione da agriturismo. Una Roma che parla al futuro, dove il Presiente parla di quello che vorrà fare, di quello che si dovrà fare, non di quello che è stato fatto (dal padre).

Di Benedetto ci chiede pazienza, parla della Roma come di un bambino piccolo che amiamo e che dobbiamo avere la pazienza di veder crescere, di accettare i suoi errori che può fare, ma di stargli vicino. Come si può non farlo? Come si può non dare almeno il beneficio del dubbio e aspettare di vedere questo bambino come cresce?
Oggi, 14 luglio, c'è già chi si lamenta di qualcosa o di qualcuno. Certo, non tutto può essere perfetto, non tutto ci può soddisfarre in toto, ma non è questo il momento di criticare.
Oggi c'è chi si lamenta che non vede i top player a Trigoria, chi dice che prendiamo solo scarti, seconde scelte o bambini. Chissà, magari sono gli stessi che in 7000 l'anno scorso erano al Flaminio a salutare quell'ex giocatore di Adriano. Ed erano pure contenti.

Luis Enrique non promette vittorie, ma impegno e bel calcio. Per qualcuno, forse, sarà poco, per me, dopo quanto visto negli ultimi 2 anni, sarebbe tantissimo.
Chiunque oggi arriva e promette qualcosa in termini di risultati è solo qualcuno che sta prendendo per il culo tutti.
"Se la palla ce l'abbiamo noi, l'avversario soffre"
Sembra tanto banale quanto una verità assoluta il dictat del mister asturiano che ha l'imperativo numero uno nel far divertire la gente con il bel calcio.

Diamogli fiducia, allora, a questo "bambino", a questa giovane Roma, con i suoi giovani calciatori ed il suo giovane allenatore.
Per una volta, dimostriamoci noi tifosi grandi e non facciamo i bambini che puntano i piedi e fanno i capricci se la mamma non gli compra il giocattolo nuovo.
Oggi potrebbe essere l'inizio di una nuova storia per questa Roma, vogliamo vederla crescere o distruggerla prima di nascere con i soliti isterismi di questa piazza?