"Sono andato via perché dopo quello che ho detto su Moggi non aveva più senso restare in Italia, né c'erano più le condizioni di lavoro. "
2647 giorni.
87 mesi.
7 anni.
"Ho vissuto e lavorato in Spagna e in Inghilterra, dove il calcio è una cosa seria, ma diverte."
7 anni possono sembrar pochi, a me sono sembrati interminabili.
"mi sono detto che avevo tre possibilità: andare via, starci dentro in maniera conformista, accettare e provare a cambiare"
Ora finalmente, sei tornato.
"Si ama e si smette di amare. Io quel calcio non l'amavo più, non ci riuscivo."
Non mi bastava l'ufficialità annunciata nel giorno del battesimo di questa Roma-pupetta come i tanti ragazzetti che ci stai portando.
Non erano sufficienti quelle dichiarazioni carbonare strappate in un androne. Eccoti qui, ufficialmente a parlare di nuovo, con il tuo garbo, con la tua cultura, e con la consapevolezza che qualunque cosa dirai, smuoverà le acque.
E di acqua e disinfettante ce ne vorrà per togliere tutte le incrostazioni di questa casa nobile e cadente da ristrutturare.
"La Roma deve prendere possesso di sé. Non sarà tutto facile, né tutto presto".
Intanto mi godo le prime code di paglia bruciate, le citazioni shakespeariane, il garbo con cui ti accingi a cercare di portare la normalità, come l'hai chiamata tu.
"Normalità significa questo: non dare sempre colpa agli altri, non cercare giustificazioni, non crearsi alibi".
Ma in una città di cortigiani, lacchè, megafoni, e una miriade di personaggi piccoli piccoli che hanno avuto campo lilbero per quasi 20 anni, normalità significa toccare interessi, rendite di posizione, scoperchiare sepolcri imbiancati e provocare mal di pancia, e tu, questo, lo sai benissimo.
"Voglio fare le cose, non annunciarle, né parlarne. So che Roma è caotica, disordinata, selvaggia, che mi faranno pagare tutto. "
Ci proveranno. Ma hanno sempre fatto l'errore di scambiare la tua educazione per debolezza, il tuo stile pacato per remissività. E, nel farlo, ti hanno sottovalutato.
"Si può lavorare sui propri difetti, non credere che tutto sia inevitabile. Non c'è nulla di non dignitoso nella sconfitta, ma c'è nel non accettarla. "
Cosa avrei dato per essere una mosca sul muro durante le tue conversazioni con Walter Sabatini, a progettare "rivoluzioni culturali" e la Roma che verrà?
"Me lo sento, il viaggio a Roma sarà pericoloso."
Ma non sarai solo in questo viaggio.
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