mercoledì 19 ottobre 2011

C'era una volta una bandiera

C'era una volta una bandiera.
Probabilmente nessuno racconterà mai una favola così ad un bambino e questa, forse non si può chiamare nemmeno favola. E', però, una storia.
C'era una volta una bandiera, dicevamo. Una bandiera fatta una sera, in una camera, in una casa qualsiasi di Roma. Era una bandiera normale, di quelle comprate al Roma Store: due colori con lo stemma in mezzo.
La bandiera, in una notte è stata trasformata, con modelli di lettere stampate, copiate, colorate con vernice bianca. Una ad una, pennellata dopo pennellata. E così, quella bandiera, da una normale bandiera della Roma è diventata qualcosa di più, un simbolo per me e per chi come me, di quella bandiera ha fatto qualcosa di più, un simbolo.
Era l'estate del 2004, la Roma stava vivendo uno dei suoi momenti di transizione, forse tra i più dolorosi a rivederlo con il senno di poi. Capello se ne era andato e con lui due degli acquisti simbolo dell'anno dello Scudetto. Un nuovo allenatore che se n'è andato prima di cominciare e tanta confusione intorno ad una società che stava indirizzandosi verso una nuova gestione, una faticosa ricapitalizzazione ed un veloce ridimensionamento.
Allo Stadio Flaminio era un caldo inizio di settembre e si celebrava il ritorno di Rudy Voeller. Attaccata ad una transenna la bandiera era lì. BRIGATA BALDINI.
La situazione è precipitata poi velocemente, gli allenatori si sono succeduti con altrettanta velocità e la società ha cambiato rotta, alleandosi con quelli che erano stati sempre i nemici, tra un pranzo in campidoglio, una stretta di mano e qualcuno di troppo che ha varcato i cancelli di Trigoria. La Roma non era più la Roma, quella che andava dritta per la sua strada, che reagiva, che non si sottometteva al volere dei padroni del calcio, che denunciava il marciume che era intorno. La Roma si era allineata pericolosamente, tradendo quello che i suoi tifosi hanno sempre a testa alta rivendicato: mai schiavi di nessuno.
E il 24 marzo del 2005, quando la primavera da poco era cominciata per la Roma cominciò invece un lungo inverno. Franco Baldini si dimise e le sue dimissioni vennero accettate. Quello che la piazza riteneva fino a poco tempo prima un presidente (Baldini presidente questo vuole la romana gente) venne liquidato come un consulente di mercato, messo alla porta come uno qualsiasi.
La bandiera tornò nell'armadio, in un cassetto piegata.
Chi l'ha fatta sapeva che non poteva finire così la storia di quella bandiera, che sarebbe tornata a sventolare. Ogni tanto apriva l'armadio, la guardava e pensava a quello che era la Roma. Quelle dimissioni, per lei, erano state come una retrocessione. Una retrocessione perchè la Roma non faceva più parte di quelli che sono indipendenti, di quelli che sono autonomi, non allineati e non sottomessi ai poteri forti del calcio. La Roma era diventata come gli altri, una squadra che piegava la testa, subiva e ringraziava anche. Non c'era più chi andava in sala stampa e ci metteva la faccia e sfidava quel sistema omertoso e mafioso che poco tempo dopo calciopoli avrebbe scoperchiato e sarebbe stato chiaro a tutti, anche a chi dava a Baldini del pazzo e del complottista. Ora c'erano solo i "signor sì" detti prima ad uno poi ad un altro dei nuovi padroni del calcio italiano.

Gennaio 2011. "Guarda cosa c'è qua?" Era la bandiera fatta trovare aperta sopra una sedia nella stessa camera in cui era stata fatta. La Roma era in veloce trasformazione, una nuova proprietà sarebbe presto arrivata e si vociferava che anche Baldini sarebbe tornato. "Pensa se torna...". Foto con la bandiera aperta, in onore dei vecchi tempi.

Luglio 2011: Le voci, sempre più insistenti del suo ritorno, diventarono nel corso dei mesi una certezza e la bandiera era sempre fuori, arrotolata sulla sua asta, pronta a sventolare di nuovo. E così accade, durante il ritiro della nuova Roma di Di Benedetto, di Luis Enrique, di Sabatini e di Franco Baldini.

Ottobre 2011. Franco Baldini arriva a Trigoria e domani parlerà di nuovo. E parlerà a Trigoria, non nella sala di un hotel. La bandiera domani sventolerà anche a Roma, finalmente. E torneremo a camminare a testa alta.

Bentornato a casa Franco. Bentornato a casa.

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